DESIDERO CONDURVI AL PADRE

Messaggio della Madonna a Medjugorje (18.03.93) "Cari figli! Il mio desiderio è questo: datemi le vostre mani così potrò portarvi c...

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domenica 24 aprile 2016

SANTA ZITA DI LUCCA

 

Santa Zita Vergine  - patrona universale delle collaboratrici domestiche[1]
La famiglia di origine
Zita nasce nel 1218 a Monsagrati a 16km da Lucca in una  famiglia povera e di grandi virtù cristiane. I suoi  genitori si chiamavano Giovanni e Bonissima. A Monsagrati Giovanni si era recato fin da giovinetto dalla natia Soccisa, vicino a Pontremoli. Essendo di condizioni poverissime, si era fermato là facendo il pastore e il contadino.. Quand’ebbe vent’anni pensò a formarsi una famiglia. Era povero ma buono, e per questo nella sua patria adottiva tutti lo amavano e lo stimavano. Pensava a quale potesse essere la fanciulla del suo cuore; non la voleva ricca, non solo perché le sue condizioni non glielo consentivano, ma anche perché le ricchezze non bastavano a rendere felice un matrimonio: la voleva buona e trovò un tesoro. Il nome di Buonissima sembrava una predizione per la sua vita fatta nel giorno del Battesimo. La memoria non ha lasciato ne il nome ne il numero esatto dei loro figli ad eccezione di una figlia di nome Margherita e della nostra Santa. Margherita non fu seconda a Zita nella santificazione della sua anima e fu Zita stessa che si occupò di lei perché potesse seguire la sua vocazione; mirabile esempio  di come si debbano amare le sorelle e come debbano aiutarsi, non solo per la vita materiale, ma soprattutto per quella dello spirito. La Divina Provvidenza si servì della stessa Zita, andata a Lucca per servizio, per far trovare alla sorella un convento dove seguire la chiamata di Dio. Fu così che Margherita, divenuata monaca cistercense, visse anch’essa nelle più alte virtù e morì in concetto di Santa.
L’infanzia
Al fonte battesimale fu imposto alla nostra il nome di Zita. Questo nome è pieno di significato perché nel linguaggio di allora significava “vergine”.
Zita, infatti, passerà i suoi anni nella più pura verginità servendo fedelmente Dio.
Seguendo l’esempio dei genitori, la piccola Zita inizia gli anni della sua vita in un aurea di santità. Le ristrettezze e la miseria renderanno la sua casa somigliante alla casa di Nazareth. Zita passa questi anni ora intenta ai lavori domestici con la più pronta obbedienza, ora assorta nella preghiera.
La casa  di Zita era come un tempio dove il lavoro e il dolore, dove le gioie e le amarezze erano offerte a Dio. La giornata cominciava e si chiudeva con la preghiera rivolta al Signore e alla Madonna.
Zita fu sempre molto devota alla Vergine e in suo onore fece anche pellegrinaggi, la invocherà nei momenti più difficili e sempre sperimenterà il suo amore materno e la sua protezione. L’assiduità della preghiera, tuttavia, non le impediva di compiere fedelmente gli altri doveri. Oltre le faccende domestiche Zita aiutava il padre nei lavori dei campi, secondo le forze della sua tenera età. Una tradizione locale la presenta con un piccolo gregge di pecore che accompagna al pascolo; e nel silenzio dei boschi tra il canto degli uccelli e l’incontro con la natura essa trova l’ambiente adatto per elevare il suo amore a Dio.
Nella nuova famiglia
A questa umile fanciulla Dio riservava una grande missione.
Ogni collaboratrice famigliare avrebbe avuto in lei un esempio e una patrona. Infatti essa ha saputo indicare come, pur svolgendo mansioni umili, si può salire in alto nella carità e nella contemplazione. Le circostanze avviarono Zita su questa strada provvidenziale. La povertà della casa richiedeva che essa non aggravasse con la sua presenza il misero bilancio famigliare. Fu così che ancora in tenera età – aveva appena dodici anni – Zita pensò di recarsi a servizio in qualche casa di signori. Suo padre, quand’ella gi espresse il desiderio, dapprima cercò e si consigliò. Quand’egli ebbe saputo che a Lucca la nobile famiglia Futinelli cercava una ragazza che aiutasse per i lavori della casa, s’informò e dopo aver saputo che la famiglia era ottima, vi accompagnò Zita che così lasciò la nativa Monsagrati. Arrivata nella nuova famiglia, Zita ne diventò subito la beniamina; la sua tenera età, ma soprattutto la sua bontà la resero cara ai componenti della famiglia.
Mentre i ricchi mercanti di casa Fotinelli attendevano ai loro affari, Zita, nel disbrigo di tutte le faccende, sapeva attirare l’animo di quanti la avvicinavano. Fin dai primi giorni la sua vita fu divisa fra preghiera e lavoro: anzi, anche lo stesso lavoro era trasformato in continua preghiera.
Al mattino, per poter andare in chiesa, sapeva sacrificare il sonno, nonostante le giornate di intenso lavoro. La matttina era in piedi molto presto. Quando i padroni si alzavano, Zita aveva già compiuto le sue pratiche di pietà ed accudito a molte faccende.
Ella faceva tesoro del tempo, svolgendo diversi lavori: dalla pulizia della casa alla preparazione delle vivante, alla cura dei mobili, dei vestiti, della biancheria, fino al bucato e alla preparazione del pane. Detestava l’ozio e nei ritagli di tempo si dedicava agli utili lavori femminili del cucito, della maglia e del fuso. Sceglieva i lavori più umili e faticosi: i documenti ci informano infatti che lavorava tanto da ridursi esile “come un fuscello”. La sua giornate, passata così in unione con Dio, era ricca di tutte le virtù a cominciare da quelle che di tutte è fondamento: l’umiltà. In quanto umile amava venire umiliata. Quando i suoi padroni, benché contenti di lei, trovavano motivo per rimproverarla, essa non si risentiva, quantunque quei rimproveri fossero ingiusti, ma si inginocchiava a chiedere perdono. La sua umiltà era un ammaestramento ad imitarla in tanta virtù. Alla povertà nel vestire aggiungeva un vitto esiguo; spesso le cose che le venivano offerte, le metteva da parte per i suoi poveri e si nutriva solo del necessario per avere le  forze sufficienti ad eseguire bene i lavori che il dovere le imponeva. La sua persona era ridotta a carne e ossa. Questo continuo digiuno era la vita ordinaria. Nei digiuni straordinari si privava di ogni cosa. Limitava le ore di sonno e nel pieno della notte, mentre tutti riposavano, supplicava Dio per la salvezza delle anime. Le virtù di Zita erano rafforzate da ferventi comunioni. Quando Lucca fu colpita dall’interdetto pontificio, percui le chiese erano chiuse e non si amministravano i sacramenti, Zita si recò con lunghissimi viaggi nella confinante diocesi di Pisa per poter accostarsi alla Comunione.
Miracoli
Per le sue capacità e virtù Zita fu preposta dai suoi padroni alla cura di tutta la famiglia. Per le sue responsabilità, Zita, non poteva trattenersi lungamente in Chiesa, ma doveva per tempo tornare in famiglia. Una mattina era andata a fare la Santa Comunione nella vicina chiesa di San Frediano e nel ringraziamento era stata così fervida che aveva perso la nozione del tempo. Era quello il giorno in cui doveva fare il pane. Corre a casa tutta preoccupata per recuperare il tempo perduto, apre la madia… la farinata è già stata impastata e si deve solo metterla in forno a cuocere. Cerca, interroga, vuol sapere chi è stata fra le compagne di servizio. Nessuna è stata, le compagne che conoscono le virtù di Zita dicono: quel pane lo hanno impostato gli angeli.
Se Zita ebbe in grado eroico tutte le virtù, una è però la caratteristica della sua vita: la carità verso i poveri. Zita intende la carità non solo come aiuto materiale, ma ancora e prima di tutto come aiuto spirituale. Ai poveri non solo dava il pane della carità, ma li aiutava a diventare migliori. Dio si degnò molte volte di completare l’opera con prodigi.
Narra un antico manoscritto che un anno la carestia colpì duramente la città di Lucca, per cui il grano costava moltissimo a causa dei profittatori.
Zita, dopo aver dato, una mattina, tutto il pane ai poveri, e non sapendo come fare per sfamare  altri poveri che si presentavano a casa Fatinelli, diede loro il contenuto di un cassone di fave che il suo padrone doveva vendere. Quando il padrone le ordinò di verificare il contenuto e di consegnarlo all’acquirente, Zita, confidando nella Provvidenza, lo aprì e vide che il cassone era ancora pieno.
Ancora Zita valendosi della stima di cui godeva presso i nobili Fatinelli non tralasciava niente per venire in aiuto ai poveri. Ogni giorno partiva per portare soccorso a domicilio a delle povere vedove e ai poveri del vicinato. Un giorno scende le scale con il grembiule pieno di pezzi di pane. Zita incontra il suo padrone che, quel giorno, è di pessimo umore e le chiede cosa c’è nel suo grembiule. Zita risponde che ci sono rose ed altri fiori.
E così, per intervento divino, accade. Con stupore dell’uno e meraviglia dell’altra, Zita può proseguire il suo cammino.
I signori Fatinelli dovevano continuamente dare consigli di prudenza a Zita che si privava del necessario per darlo ai poveri. Così fu la sera di Natale. Zita si stava preparando per la Messa della Natività. Era un inverno molto rigido, era caduta abbondantemente la neve e Zita non era abbastanza riparata dal freddo, essendole rimasto solo il necessario per essere coperta. La signora Fatinelli le presta la sua pelliccia, ma le ricorda di riportargliela, non di regalarla. Zita, prima di entrare nella chiesa di San Frediano, vede un poverello che muore dal freddo. Gli da la pelliccia pregando di restituirgliela, perché non è la sua. Finisce la Messa, Zita resta a lungo in preghiera. Quando esce è ormai l’alba: il poverello non c’è più e con lui è sparita la pelliccia. Zita non pensa ai rimproveri della padrona, ma prova un senso di colpa per aver fatto attender troppo il poverello. Zita torna a casa e viene inevitabilmente rimproverata dalla padrona.
Verso l’ora di pranzo si ode bussare alla porta: era il poverello che portava il manto impellicciato. Quando egli sta per andare via una luce abbagliante inonda la sala. Tutti rimangono stupiti. Una gioia mai provata pervade i loro animi. Se non era Gesù, era certamente un suo Angelo.
C’è un pozzo dove nel giorno della Festa della Santa i fedeli vanno a bere per devozione. Questo pozzo, situato accanto alla porta d’ingresso dell’antico palazzo Fatinelli è celebre non solo perché ad esso attingeva acqua Santa Zita, ma per un fatto miracoloso che si è compiuto.
Un giorno si presenta là un poverello.  È stanco e assetato. Zita va al pozzo a porgergli da bere, fa un segno sull’acqua. Quell’acqua diventa gustosissimo vino che corrobora il viandante, il quale prosegue il suo cammino raccontando a tutti il prodigio con cui il Signore aveva premia to la carità della sua serva.
Anche al tempo di Zita erano molto in uso i pellegrinaggi nei luoghi Santi della Fede. La nostra Santa seguiva in quest’opera buona l’usanza dei tempi. Dai suoi padroni aveva libertà in certi giorni e usava questi giorni liberi per dedicarsi intensamente alla preghiera e per fare pellegrinaggi. Fra questi ve n’è uno rimasto famoso, perché Zita fu accompagnata da una prodigiosa pellegrina. Zita era partita insieme a una compagna verso S. Giacomo del Poggio, poco distante da Pisa, per continuare fino a San Pietro a Grado, nella stessa diocesi ma molto distante dalla città. Giunte le due amiche al paese di San Giacomo (erano ancora digiune) la compagna invità Zita a tornarsene indietro. La Santa rispose che non poteva lasciare a metà un opera intrapresa, ma l’altra, decisa, tornò indietro lasciando Zita da sola. Ella continuò il suo cammino e giunse nella chiesa di San Pietro a Grado e s’immerse nella preghiera. Era ormai il tardo pomeriggio e Zita si accingeva a riprendere il suo cammino per tornare alla sua città e alle sue occupazioni. Chi la vede le consiglia, data l’ora tarda, di non viaggiare di notte. Ma Zita vuole essere a casa il giorno dopo per riprendere i suoi impegni all’ora stabilita. Ella quindi si mette in viaggio lungo le vie malsicure e infide. Al paese di S. Lorenzo a Vaccoli si vede ancora la fontana alla quale bevve la Santa in questo viaggio. Quando era ormai vicina allo Stato di Lucca più che la volontà potè il digiuno. Con tutta quella fatica erano quasi trentasei ore che non mangiava. Zita si siede presso una fonte stremata, allunga il braccio per bagnare la mano quando si sente posare una mano sulla spalla e sente dire: “Vuoi venire a Lucca con me?” La stanca pellegrina sente rinvigorirsi le forze. Una robustezza nuova la spinge, si alza e riprende il viaggio insieme con la sconosciuta. Quando arriva al confine dello Stato di Lucca, le porte chiuse a chiave si aprono all’avvicinarsi della Signora. Giunta a casa Fatinelli può riprendere il lavoro. Chiama le compagne che dormono. Prima però non dimentica di ringraziare la misteriosa e buona accompagnatrice. Fa per porgerle la mano: non c’è più. La pia credenza giunta fino a noi è che quella Signora non era altri che la Vergine che aveva protetto e accompagnato la sua fervente devota.
La morte
La vita di Zita trascorre quindi nella più profonda umiltà e carità; le preghiere e la penitenza erano state la pratica costante di tutti i suoi giorni. Per nulla attaccata alla vita, la sua unica aspirazione era il cielo e suo diventa il grido di San Paolo: “Desidero essere disciolto da questo corpo di morte ed essere con Cristo”.
Il Signore ascolta l’invocazione. Zita si ammala di una leggera febbre e si pone in un letto. Tutti pensano che sarà certamente qualcosa di grave perché Zita non si metteva a letto per un male leggero. Viene chiamato il sacerdote. Zita fa la confessione della sua vita e riceve ancora una volta la Santa Eucaristia. Ella muore alle nove del mattino del 27 aprile 1278.



[1] Con un breve apostolico dell’11 Marzo 1956 Pio XII proclama Zita patrona universale delle lavoratrici della casa in quanto le sue doti di cristiana umiltà, di ubbidienza, correttezza nei costumi, di adempimento del dovere ella poteva costituire una Patrona alla quale ricorrere con fiducia nelle difficoltà e da cui trarre esempio di vita cristiana.

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Mensagem de Santa Zita do dia 06/12/2009 transmitida no Jardim Santo Antônio na cidade de Osasco/ São Paulo-SP.
    “Renato Servo da Mãe de Deus e de São José, Defensor e Propagador da Medalha do Rosário, Eu Sou Zita, Santa Zita, Serva dos Servos do Senhor Deus. Sou Aquela que vos serve de Modelo no serviço ao vosso próximo, no serviço a Deus que deve começar pelo serviço do vosso semelhante. Bem sabeis que a vossa fé é inconsistente, não tem brilho e valor diante de Deus se não como outrora dito pelo Apostolo forem acompanhadas por obras concretas, por obras de caridade e de misericórdia que bem podeis praticar aos vossos semelhantes. Visitar os doentes, visitar os presos, saldar os idosos e mesmo fazer os vossos afazeres comuns e domésticos em honra do vosso Senhor (com os olhos voltados ao céu). Tudo deveis fazer acompanhados de orações constantes e fortes para agradarem a Deus e ao mesmo tempo que fizerdes estas obras concretas dai-lhes maior vigor, maior brilho, maior glória por meio de orações constantes. Quem reza trabalha e quem trabalha deve rezar. Por vezes pensais em fazer grandes obras para Deus, grandes serviços para Deus e para Sua Mãe Santíssima pensando assim contentá-los, e acertais quando fazei bem as coisas grandes mais fazei-as em humildade apenas pensando em servir ao Vosso Criador e a Mãe de Deus e fazer bem ao vosso próximo, mas quero lembrá-los que vós podeis fazer grandes coisas a Deus fazendo os vossos afazeres domésticos, fazendo o café, retirando o lixo, varrendo a casa desde que isso seja feito de coração e oferecido a Deus. Nunca esperem elogios pelas coisas que fazeis, fazei-as bem e fazei-as bem porque tendes de as fazer e não para serem elogiados ou mesmo para receberem em troca de Deus grandes dons, graças e recompensas sede servos dos servos, assentai-vos nos últimos lugares, aspirai os primeiros lugares no serviço e os últimos lugares no descanso e nas honras. Estudai a Minha vida santa que Eu vos deixei, não por mérito Meu, mas por graça de Deus e imitai-a com fervor, aspirai não recompensa terrena, mas a recompensa celeste fazendo bem o que tendes a fazer hoje e fazendo mesmo as coisas pequeninas para o Senhor e para a Celestial Senhora. Sou Zita, fui Escrava nesta vida, fui Domestica nesta vida, imitai a Minha vida santa que Eu bem quero que você revele Renato para que os homens e mulheres desde tempo não tendo desculpas ao ver o Meu exemplo e a exemplo dos demais Santos que lhe apareceram e mesmo dos outros que ainda não se comunicaram contigo, não tenham desculpas quando chamados por Deus desta vida mortal não levarem a Deus frutos concretos ao Seu Senhor e a Mãe de Deus. Trabalhem com fé, trabalhem com persistência, trabalhem, trabalhem, trabalhem na causa da Mãe de Deus, na causa da salvação das almas que unida a vossa oração, a vossa caridade, os vossos atos de caridade e misericórdia estejam sempre presentes. Eu Santa Zita Serva dos Servos de Cristo vos abençoou e vos sirvo com Minhas orações e intercessão no Paraíso. A paz! Em nome do Pai, do Filho e do Espírito Santo...”.
http://www.santificaivos.org/index.php/menu-mensagens/menu-mensagens-ano-2016

giovedì 4 giugno 2015

Messaggio di Santa Giuliana de Cornillon del 30/05/2013 - Solennità del Corpus Christi.


Renato, tu ben sai che mentre vivevo, ebbi importanti colloqui con il Cielo e che dal Signore delle Anime ricevetti grandi rivelazioni e misteri, inclusa la rivelazione della necessità di una festa (solennità) liturgica in onore del Santissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore. Io fui fedele a queste rivelazioni e, munita della forza che viene dall'alto, rivelai alla Chiesa questo desiderio dell'Altissimo
e molto dovetti insistere con i pastori delle pecore (sacerdoti e vescovi) per questa richiesta. (...) In questo Sublime Sacramento, guardando con profonda preghiera e spogli di voi stessi, scoprirete il volto amabile dello Sposo delle Anime, e ai Suoi piedi sarete tutti infuocati di vero Amore. (...) Si, quelli che frequenteranno questo Sacramento e si bagneranno nelle piscina della Confessione, saranno messi nel Sangue dello Sposo Divino e rivestiti della Sua Grazia, per andargli incontro come degne spose elette del Santissimo Sacramento. Questo è il tempo dei grandi Santi, quindi è il tempo dell'Eucarestia. E quanto a te, Renato, (...) come Dio chiese, attraverso di Me, alla Sua Chiesa una solennità in onore del Suo Corpo e Sangue, attraverso di te, delle Apparizioni di CARAPICUÍBA, Dio chiede ora la proclamazione del DOGMA DELL'ASSUNZIONE DI SAN GIUSEPPE AL CIELO e la FESTA LITURGICA IN ONORE DI DIO PADRE. Perseveranza! Abbi fiducia! Dio conosce i Suoi mezzi e le Sue vie!


Originale (www.santificaivos. org)
    "Renato, Eu Juliana mais uma vez Me coloco diante de ti para unidos rendermos graças e louvores sem fim ao Deus de Nossa salvação que hoje se revela a Nós no mistério da EUCARISTIA. Renato vós bem sabeis que enquanto vivi tive importantes colóquios com o Céu e que do Senhor das Almas recebi grandes revelações e mistérios, inclusive a revelação da necessidade de uma festa (solenidade) litúrgica em honra do Santíssimo Corpo e Sangue de Nosso Senhor. Fui fiel a estas revelações e munida da força que vem do alto revelei a Igreja este desejo do Altíssimo e muito tive de insistir com os pastores das ovelhas (padres e bispos) em prol de tal pedido. Deus que não permite que a Sua vontade seja desatendida ao Seu tempo usando de Seus meios providenciais vos deu esta solenidade litúrgica que enche de jubilo o Céu, da ao sol cobiça e neste dia como que o aniquila, o eclipsa, aterroriza dos demônios e da a vida, concede a vida verdadeira e em plenitude aos que se aproximam da Mesa da EUCARISTIA. Neste Sublime Sacramento olhando com profunda oração e despojados de si mesmos descobrireis o rosto amável do Esposo das Almas e aos Seus pés Sereis todos abrasados pelo verdadeiro Amor. Neste Sublime Sacramento aurireis a tudo e a todas as coisas e preservareis os vossos passos no caminho da graça. Contudo para que esta aproximação, esta Comunhão não vos leve pelas vias da morte e condenação eternas deveis estar amparados pela oração e procurando sem cessar a 'piscina da purificação' através da confissão sincera e total de seus pecados. Sim, os que frequentarem este Sacramento e banharem-se na piscina da Confissão serão alvejados no Sangue do Esposo Divino e revestido da Sua graça para irem ao Seu encontro como dignas esposas eleitas do Santíssimo Sacramento. Este é o tempo dos grandes Santos, portanto é o tempo da EUCARISTIA. Enquanto a ti Renato permanece fiel a verdade e ao bom caminho, pois assim como Deus solicitou por meio de Mim a Sua Igreja uma solenidade em honra de Seu Corpo e Sangue, por meio de ti, das APARIÇÕES DE CARAPICUÍBA Deus solicita agora a PROCLAMAÇÃO DO DOGMA DA ASSUNÇÃO DE SÃO JOSÉ AO CÉU e a Festa Litúrgica em Honra de Deus Pai. Perseverança! Sê confiante! Deus conhece Seus meios e o caminho. Eu Juliana hoje neste dia Santíssimo onde toda a Igreja unida na Comunhão dos Santos adoram Jesus em Corpo, Sangue, Alma e Divindade, Eu a todos vos abençoo em nome do Pai, do Filho e do Espírito Santo. A paz a todos vós! A paz!...".
 
 
 

lunedì 29 dicembre 2014

La vera Pace che viene dal Cielo

 
Davanti al Mio  Divin Figlio  Gesù, inginocchiatevi tutti  in famiglia e  nella comunità ecclesiale, consacrandogli completamente i vostri cuori e le vostre vite, per sempre.

Pregate, figlioli, pregate, pregate sempre di più. In questo giorno benedetto vi offro la Luce, il Mio Divin Figlio Gesù, questo Bambino che vi porto nelle mie braccia, così che voi possiate possedere, possiate sperimentare la vera Pace che viene dal Cielo e che niente in questo mondo può offrirvi. (Maria SS., 25 dicembre 2014)

domenica 7 settembre 2014

San Benedetto il Moro, potente intercessore

 
Messaggio di Sant'Orsola a Renato - 26/10/2013
 
"Renato, io, Orsola, serva di Dio, martire di Gesù Cristo, vengo oggi per la terza volta. Oggi, non per parlare delle nostre Sante sorelle, le anime del Purgatorio, ma parlare del nostro grande fratello San Benedetto, il "Moro" di Dio, il "Negretto" di Dio! Renato, questo Santo, che nella sua vita ha avuto un grande e ardente amore e devozione per me, anche da voi in questo momento deve essere ardentemente desiderato, ardentemente osservato con la vostra devozione, le preghiere, le vostre richieste di intercessione e di aiuto, perché egli può, egli è molto potente presso la Madre di Dio e San Giuseppe. Se voi imiterete  San Benedetto, vi assicuro che proseguirete sulla strada della santità, senza paura, senza pericoli, senza ostacoli e senza deviazioni, perchè seguendo le orme degli umili sandali di questo Santo, voi intraprenderete il percorso della povertà che il nostro Divino Maestro Gesù percorse per primo insieme con Maria Santissima e San Giuseppe, e che era anche il percorso del Padre dei francescani, S. Francesco d'Assisi. Se seguirete le orme di Benedetto, sicuramente avrete, riuscirete a raggiungere e a possedere una vita di santità, la vista della santità che i francescani già canonizzati raggiunsero. Siete invitati a seguire Benedetto nella cucina, nei vostri affari, nel vostro lavoro e nel lavoro in campagna nell'evangelizzazione e nella preghiera, nella devozione al Santo Rosario e al Bambino Gesù. Siate devoti di questo santo, il cui sorriso sembra la porta del Paradiso, siate devoti di questo Santo così cortese, così vicino, così piacevole e così simpatico. Voi, come cristiani, dovete imitarlo in tutto, tutto! Se lo seguirete e se conseguirete, avrete per lui una vera amicizia, allora avrete la forza di Sansone: nulla sarà impossibile! Qualunque cosa giusta, il Signore Dio ve la concederà. Io, Orsola, Amica e Sorella di Benedetto, vostra Avvocata, oggi vi ho rassicurato sulla potenza di questo Santo, la sua intercessione e la sua amicizia. Fate ciò che ora vi ho consigliato e sarete felici in questa vita e avanzerete verso la vita eterna. Io, Orsola, ti benedico, Renato, e mi congratulo con te per il tuo amore per le anime del Purgatorio. Sono contenta di vedere che almeno la tua anima ha corrisposto al messaggio che quasi un anno fa vi ho dato sulle care anime, di farle amare e conoscere come erano prima della riforma della Chiesa, dato che oggi ci sono molti fra i grandi mitrati (vescovi) che non credono più nel Purgatorio, non credono nelle anime del Purgatorio, non credono nella condanna e molto meno nella salvezza! (...) Pace, Renato! Spero di rivederti presto. Pace!... ".
 
La vita di San Benedetto, il Santo Moro. Maestro di umiltà, mortificazione, grande carità e fiducia nella Provvidenza. Morto il 4 aprile 1589.
 
 
A San Fratello (Messina), suo paese natale,
San Benedetto il Moro si festeggia dal 14 al 17 settembre

mercoledì 11 giugno 2014

MESSAGGIO DI MARIA SS. A CARAPICUIBA - 19 MAGGIO 2012 (estratto)



Medaglia del Rosario:
Madre della Pace e Signora dell'Amore, salva la Chiesa e il mondo intero
(www.santificaivos.org)


Cercate, figli Miei, di preparare per voi riserve di cibo, medicine e acqua potabile, perché presto una grande carestia colpirà tutti i luoghi, in tutti i Paesi. Questi alimenti siano benedetti da santi sacerdoti oppure mettete in mezzo a questi cibi il PANE DI SANT'ANTONIO, perché si moltiplichino nel tempo del grande bisogno. Io, vostra Madre Celeste, vi dico, figli Miei, e vi avverto che il momento è grave e che questo è il tempo della vostra testimonianza. Leggete nuovamente la vita dei Miei figli: S. Paolo della Croce, S. Paolo Apostolo, S. Giovanni Maria Vianney e tanti altri e diventate anche voi Miei Apostoli, i veri ed ultimi apostoli di questi tempi ultimi. Grazie perché continuate a divulgare i documenti PONTIFICI * che riguardano il Mio Sposo San Giuseppe: voi che avete ricevuto queste preziose perle dalla Santa Chiesa, dalla Santa Madre Chiesa, non le trattenete per voi, propagatele a tutti i Miei figli. (...)

(Renato): Per quanto tempo la Signora desidera che si facciano riserve di cibo?

(Nostra Signora): "Le riserve di cibo devono durare almeno per sei mesi, e come ho detto, fatele benedire da santi sacerdoti oppure mettete in mezzo a questi alimenti il pane di SANT'ANTONIO o anche dei pezzi di esso (frammenti). Il Signore, lo Spirito Santo, farà il resto. Figli Miei,  ricordate inoltre che è importante la condivisione, non trattenete troppo per voi stessi senza condividere con il prossimo. Vi ripeto, inoltre, ancora una volta, di tenere insieme a questi alimenti quei rimedi che sono indispensabili per voi, insieme con gli olii dei Santi che sono stati benedetti nel corso degli anni nelle apparizioni (...) ".

* In questo giorno sono stati distribuiti ai fedeli nel Cenacolo i seguenti Documenti Papali:


QUEMADMODUM DEUS: Decreto di S.S. Papa Pio IX che proclama S. Giuseppe Patrono della Chiesa Urbi et Orbi.

INCLYTUM PATRIARCHAM: Carta Apostolica di S.S. Papa Pio IX che concede le prerogative liturgiche dei Patriarchi alle feste di S. Giuseppe.
BONUM SANE: Lettera Enciclica de S.S. Papa Benedetto XV (Motu Proprio) nel  Cinquentenario della Proclamazione di S. Giuseppe come Patrono della Chiesa Universale.


NB Il pane di Sant'Antonio viene benedetto il 13 di giugno (giorno della festa del santo) nelle chiese francescane e distribuito dopo la S. Messa ai fedeli.

giovedì 29 maggio 2014

PREGATE, PREGATE, PREGATE!

Parlate di meno e pregate di più (Maria SS. nelle apparizioni di Jacareí, San Paolo del Brasile)

PREGATE, PREGATE, PREGATE! Questo è il momento che il popolo di Dio sia unito nella preghiera, non nelle discussioni e nelle liti: coloro che pregano uniti, vinceranno uniti; coloro che non sono uniti e già si credono padroni della loro fede, si credono già salvi, oh, questi Satana li prenderà, passerà con la sua coda dietro le loro spalle e questi cadranno a terra e triste sarà la loro rovina e pochi tra coloro che cadono saranno in grado di alzarsi. Io, Giuseppe, io sono tuo padre: hai un Padre, figlio! Fidati di me e io mi chinerò su di te.  (S. Giuseppe nelle apparizioni di Carapicuíba, San Paolo del Brasile, maggio 2014)
 
Non parlate di Me ma parlate di più con Me (Gesù, maggio 2014)