DESIDERO CONDURVI AL PADRE

Messaggio della Madonna a Medjugorje (18.03.93) "Cari figli! Il mio desiderio è questo: datemi le vostre mani così potrò portarvi c...

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lunedì 29 dicembre 2014

La vera Pace che viene dal Cielo

 
Davanti al Mio  Divin Figlio  Gesù, inginocchiatevi tutti  in famiglia e  nella comunità ecclesiale, consacrandogli completamente i vostri cuori e le vostre vite, per sempre.

Pregate, figlioli, pregate, pregate sempre di più. In questo giorno benedetto vi offro la Luce, il Mio Divin Figlio Gesù, questo Bambino che vi porto nelle mie braccia, così che voi possiate possedere, possiate sperimentare la vera Pace che viene dal Cielo e che niente in questo mondo può offrirvi. (Maria SS., 25 dicembre 2014)

mercoledì 24 dicembre 2014

Preparati, Betlemme, Egli viene!



Dalla liturgia bizantina del 20 dicembre (in http://vangelodelgiorno.org/)

    Preparati, Betlemme: le porte dell’Eden si aprono per tutti. Rallegrati, Efrata (Mi 5,1), poiché nella grotta la Vergine fa fiorire l’albero della vita… Cristo si avvicina per servirci; Lui, il Creatore, prende la forma dell’opera che ha fatto con le sue mani. Ricco della divinità e pieno di misericordia, ricrea con una nuova nascita l’infelice Adamo. Abbassa il cielo e dal seno della Vergine si accosta a noi, rivestito della nostra carne. Sta per nascere nella grotta di Betlemme, secondo le Scritture; sta per presentarsi come un bambino, lui che dà vita ai bimbi nel seno della madre.

    Andiamogli incontro; con gioia e l’anima in festa andiamo a Betlemme! Il Signore… viene a casa sua come straniero; accogliamolo per essere ospitati nel suo paradiso e dimorarvi per la misericordia di colui che nasce nella stalla. Si aprono già per noi i portici dell’Incarnazione del Verbo di Dio.

    Cieli, siate nella gioia! Angeli, gridate di giubilo! La terra e quanti la abitano si diano alla gioia coi pastori ed i magi! La Vergine Maria viene con un vaso d’alabastro pieno di profumo; lo porta nella grotta per profumare le nostre anime col profumo nello Spirito Santo. Accorrete potenze degli angeli! Voi che abitate a Betlemme preparate il presepio, poiché Cristo è in cammino, la Sapienza sta arrivando. Fedeli, accogliete i nostri auguri; popoli, per rallegrare la Madre di Dio, diciamo: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore! ” (Mt 21,9). Cristo nostro Dio sta per arrivare al gran giorno; non tarderà. Sta per nascere da una vergine immacolata; presto riposerà nella grotta… Isaia, conduci il coro, annuncia il Verbo di Dio, profetizza per noi che il roveto della Vergine brucia senza consumarsi (Es 3,2)… L’astro misterioso che si ferma sulla stalla indica l’Autore della vita, il Signore che viene a salvare tutti gli uomini.
 
Leggi anche l'omelia del S.P. Benedetto XVI del 25 dicembre 2008: QUI

martedì 16 dicembre 2014

Novena di Natale dagli scritti di Luisa Piccareta

Eccessi d’amore di Gesù Bambino
Luisa:
"Con una novena del Santo Natale circa l’età di diciassette anni, mi preparai alla festa del Santo Natale praticando diversi atti di virtù e mortificazione, e specialmente onorando i nove mesi che Gesù stette nel seno materno con nove ore di meditazione al giorno, appartenente sempre al mistero dell’incarnazione."
  


 
PRIMO ECCESSO D’AMORE 
Come per esempio, in un ora mi portavo col pensiero nel paradiso e mi immaginavo la Santissima Trinità. Il Padre che mandava il Figlio sulla terra, il Figlio che prontamente ubbidiva al Volere del Padre, lo Spirito Santo che vi consentiva. La mia mente si confondeva nel mirare un sì grande mistero, un amore sì reciproco, sì uguale, sì forte tra Loro e verso degli uomini; e poi, l’ingratitudine degli uomini e specialmente la mia. Che vi sarei stato non un’ora ma tutto il giorno, ma d’una voce interna che mi diceva: "Basta, vieni e vedi altri eccessi più grandi del mio amore." 
 SECONDO ECCESSO
Quindi la mia mente si portava nel seno materno, e rimaneva stupita nel considerare quel Dio sì grande nel Cielo, ora così annichilito, impicciolito, ristretto, che non poteva muoversi, e quasi neppure respirare. La voce interna che mi diceva: "Vedi quanto ti ho amato? Deh! dammi un po’ di largo nel tuo cuore, togli tutto ciò che non è mio, che così mi darai più agio a potermi muovere ed a farmi respirare."
Il mio cuore si struggeva, gli chiedevo perdono, promettevo d’essere tutta sua, mi sfogavo in pianto, ma però, lo dico a mia confusione, che ritornavo ai miei soliti difetti. Oh Gesù quanto siete stato buono con questa misera creatura! 
 
   TERZO ECCESSO 
Dalla seconda meditazione passavo alla terza, e una voce interna mi diceva: "Figlia mia, poggia la tua testa sul seno della mia Mamma, guarda fin dentro di esso la mia piccola Umanità, il mio amore mi divorava, gli incendi, gli oceani, i mari immensi dell’amore della mia Divinità m’inondavano, m’incenerivano, alzavano tanto le sue vampe che si alzavano e si estendevano ovunque, a tutte le generazioni, dal primo all’ultimo uomo, e la mia piccola Umanità era divorata in mezzo a tante fiamme, ma sai tu, il mio eterno amore che cosa mi vuol far divorare? Ah! le anime! Ed allora fui contento quando le divorai tutte, restando con Me concepite, ero Dio, dovevo operare come Dio, dovevo prendere tutte, il mio amore non mi avrebbe dato pace se escludessi qualcuna. Ah! figlia mia, guarda bene nel seno della mia Mamma, fissa bene gli occhi nella mia Umanità concepita e vi troverai l’anima tua concepita con Me, le fiamme del mio amore che ti divorarono. Oh! quanto ti ho amato e ti amo!
Io mi sperdevo in mezzo a tanto amore, ne sapeva uscirmene, ma una voce mi chiamava forte dicendomi: "Figlia mia, ciò e nulla ancora, stringiti più a me, dà le tue mani alla mia cara Mamma affinché ti tenga stretta sul suo seno materno, e tu dà un altro sguardo alla mia piccola Umanità concepita e guarda il quarto eccesso del mio amore."
 

QUARTO ECCESSO
"Figlia mia, dall’amore divorante passa a guardare il mio amore operante. Ogni anima concepita mi portò il fardello dei suoi peccati, delle sue debolezze e passioni, ed il mio amore mi comandò di prendere il fardello di ciascuno e non solo le anime concepì, ma le pene di ciascuna, le soddisfazioni che ogn’una di esse doveva dare al mio Celeste Padre. Sicché la mia passione fu concepita insieme con Me. Guardami bene nel seno della mia Celeste Mamma. Oh! come la mia piccola Umanità era straziata, guarda bene come la mia piccola testolina è circondata da un serto di spine, che cingendomi forte le tempie mi fanno mandare fiumi di lacrime dagli occhi, ne potevo muovermi per asciugarle. Deh! muoviti a compassione di Me, asciugami gli occhi dal tanto piangere, tu che hai le braccia libere per potermelo fare, queste spine sono il serto dei tanti pensieri cattivi che si affollano nelle menti umane, oh! come mi pungono più delle spine che germoglia la terra, ma guarda ancora che lunga crocifissione di nove mesi, non potevo muovere né un dito, né una mano, né un piede, ero qui sempre immobile, non c’era posto per potermi muovere un tantino, che lunga e dura crocifissione coll’aggiunto che tutte le opere cattive prendendo forma di chiodi, mi trafiggevano mani e piedi ripetutamente e così." E così continuava a narrarmi pene per pene, tutti i martiri della sua piccola Umanità, che volerle dire tutte sarei troppo lungo. Ond’io mi abbandonavo al pianto, mi sentivo dire nel mio interno: "Figlia mia, vorrei abbracciarti ma non lo posso, non c’è lo spazio, sono immovile, non lo posso fare; vorrei venire a te, ma non posso camminare. Per ora abbracciami e vieni tu a Me, poi quando uscirò dal seno materno verrò Io a te." Ma mentre con la mia fantasia me l’abbracciavo, me lo stringevo forte al mio cuore, una voce interna mi diceva: "Basta per ora figlia mia, e passa a considerare il quinto eccesso del mio amore."
 

 QUINTO ECCESSO
Onde la voce interna seguiva: "Figlia mia, non ti scostare da Me, non mi lasciare solo, il mio amore vuole la compagnia, un altro eccesso del mio amore che non vuole essere solo. Ma sai tu con chi vuol essere in compagnia? Della creatura. Vedi, nel seno della mia Mamma, insieme con Me ci sono tutte le creature, concepite insieme con Me. Io sto con loro tutto amore, voglio dirle quanto le ami, voglio parlare con loro per dirle le mie gioie ed i miei dolori, che sono venuto in mezzo a loro per renderle felice, per consolarle, che starò in mezzo a loro come un loro fratellino dando a ciascuna tutti i miei beni, il mio regno a costo della mia morte. Voglio darle i miei baci, le mie carezze; voglio trastullarmi con loro, ma, ahi quanti dolori mi danno! chi mi fugge, chi fa il sordo e mi riduce al silenzio, chi disprezza i miei beni e non si curano del mio regno e ricambiano i miei baci e carezze con la non curanza e dimenticanza di Me, ed il mio trastullo lo convertono in amaro pianto. Oh! come son solo, eppure in mezzo a tanti. Oh! come mi pesa la mia solitudine, non ho a chi dire una parola, con chi fare uno sfogo, neppure d’amore; sono sempre mesto e taciturno, perché se parlo non sono ascoltato. Ah! figlia mia, ti prego, ti supplico non mi lasciare solo in tanta solitudine, dammi il bene di farmi parlare coll’ascoltarmi, presta orecchio a miei insegnamenti, Io sono il maestro dei maestri. Quante cose voglio insegnarti! Se tu mi darai ascolto mi farai cessare da piangere e mi trastullerò con te. Non vuoi tu trastullarti con Me? E mentre mi abbandonavo in Lui compatendolo nella sua solitudine, la voce interna seguiva: "Basta, basta, e passa a considerare il 6º eccesso del mio amore." 
   
 SESTO ECCESSO
"Figlia mia, vieni, prega la mia cara Mamma che ti faccia un po’ di posticino nel suo seno materno, affinché tu stessa vedi lo stato doloroso in cui mi trovo." Onde mi pareva col pensiero che la nostra Regina Mamma per contentare a Gesù, mi faceva un po’ di posto e mi metteva dentro. Ma era tale e tanta l’oscurità che non lo vedevo, solo sentivo il suo respiro e Lui nel mio interno seguiva a dirmi: "Figlia mia, guarda un altro eccesso del mio amore. Io sono la luce eterna, il sole è un’ombra della mia luce, ma, vedi dove mi ha condotto il mio amore, in che oscura prigione Io sono? Non c’è uno spiraglio di luce, è sempre notte per Me, ma notte senza stelle, senza riposo, sempre desto, che pena! la strettezza della prigione, senza potermi menomamente muovere, le fitte tenebre; anche il respiro, respiro per mezzo del respiro della mia Mamma, oh! come è stentato. E poi, aggiungi le tenebre delle colpe delle creature, ogni colpa era una notte per Me, che unendosi insieme formavano un abisso d’oscurità senza sponde. Che pena! oh eccesso del mio amore, farmi passare d’una immensità di luce, di larghezza, in una profondità di fitte tenebre e di tale strettezze fino a mancarmi la libertà del respiro, e ciò tutto per amore delle creature." E mentre ciò diceva gemeva, quasi con gemiti soffocati per mancanza di spazio, e piangeva. Io mi struggevo in pianto, lo ringraziavo, lo compativo, volevo fargli un po’ di luce col mio amore come Lui mi diceva, ma chi può dire tutto? La stessa voce interna soggiungeva: "Basta per ora, e passa al settimo eccesso del mio amore."
 
 SETTIMO ECCESSO
La voce interna seguiva: "Figlia mia, non mi lasciare solo in tanta solitudine ed in tanta oscurità, non uscire dal seno della mia Mamma per guardare il settimo eccesso del mio amore. Ascoltami, nel seno del mio Celeste Padre Io ero pienamente felice, non c’era bene che non possedevo, gioia, felicità, tutto era a mia disposizione, gli angeli riverenti mi adoravano e stavano ai miei cenni. Ah! l’eccesso del mio amore, potrei dire, mi fece cambiare fortuna, mi restrinse in questa tetra prigione, mi spogliò di tutte le mie gioie, felicità e beni per vestirmi di tutte le infelicità delle creature, e tutto ciò per fare il cambio, per dare la mia fortuna, le mie gioie e la mia felicità eterna a loro. Ma ciò sarebbe stato nulla se non avessi trovato in loro una somma ingratitudine ed ostinata perfidia. Oh! come il mio eterno amore restò sorpreso innanzi tanta ingratitudine e pianse l’ostinatezza e perfidia dell’uomo. L’ingratitudine fu la spina più pungente che mi trafisse il cuore, fin del mio concepimento fino all’ultimo del mio morire. Guarda il mio cuoricino, è ferito e sgorga sangue. Che pena! che spasimo che sento! Figlia mia, non essermi ingrata; l’ingratitudine è la pena più dura per il tuo Gesù, è il chiudermi in faccia le porte per farmi restare intirizzito di freddo. Ma a tanta ingratitudine il mio amore non si arrestò e si atteggiò ad’amore supplicante, pregante, gemente e mendicante, questo è l’ottavo eccesso del mio amore."


OTTAVO ECCESSO
"Figlia mia, non mi lasciare solo, poggia la tua testa sul seno della mia cara Mamma, che anche al di fuori sentirai i miei gemiti, le mie suppliche, e vedendo che né miei gemiti, né le mie suppliche muovono a compassione la creatura del mio amore, mi atteggio in atto del più povero dei mendichi e stendendo la mia piccola manina chiedo per pietà almeno a titolo di elemosina le loro anime, i loro affetti, ed i loro cuori. Il mio amore voleva vincere a qualunque costo il cuore dell’uomo, e vedendo che dopo setti eccessi del mio amore era restìo, faceva il sordo, non si curava di Me e né si voleva dare a Me, il mio amore si volle spingere di più, avrebbe dovuto arrestarsi, ma no, volle uscire di più dai suoi limiti, e fin dal seno della mia Mamma faceva giungere la mia voce ad ogni cuore e coi modi più insinuanti, con le preghiere più ferventi, con le parole più penetranti. Ma sai che gli dicevo? "Figlio mio, dammi il tuo cuore, tutto ciò che tu vuoi Io ti darò purché mi dai in cambio il cuore tuo; sono sceso dal Cielo per farne preda, deh! non me lo negare! non rendere deluso le mie speranze!" E vedendolo restìo, anzi molti mi voltavano le spalle, passavo ai gemiti, giungevo le mie piccole manine e piangendo, con voce soffocata da singhiozzi, gli soggiungevo: "Ahi! ahi! sono il piccolo mendico, neppure in elemosina vuoi darmi il cuor tuo? Non è questo un eccesso più grande del mio amore, che il Creatore per avvicinarsi alla creatura prenda la forma di piccolo bambino per non incuterli timore, e chieda almeno per elemosina il cuore della creatura, e vedendolo che non lo vuol dare, prega, geme e piange?" E poi mi sentivo dire: "E tu non vuoi darmi il tuo cuore? Forse anche tu vuoi che gema, preghi e pianga per darmi il tuo cuore? Vuoi negarmi la elemosina che ti chiedo?" E mentre ciò diceva sentivo come se singhiozzasse, ed io: "Mio Gesù, non piangere, vi dono il mio cuore e tutta me stessa." Onde la voce interna seguiva: "Passa più oltre, e passa al nono eccesso del mio amore."
 

NONO ECCESSO
"Figlia mia, il mio stato e sempre più doloroso, se mi ami, il tuo sguardo abbilo fisso in Me, per vedere se al tuo piccolo Gesù puoi apprestarlo qualche sollievo, una parolina d’amore, una carezza, un bacio, metterà tregua al mio pianto ed alle mie afflizioni. Senti figlia mia, dopo avere dato otto eccessi del mio amore, e l’uomo mi contraccambiò così malamente, il mio amore non si diede per vinto, ed all’ottavo eccesso volle aggiungere il nono, e queste furono le ansie, i sospiri di fuoco, le fiamme dei desideri che volevo uscire dal seno materno per abbracciare l’uomo, e questo riduceva la mia piccola Umanità, non ancor nata, ad una agonia tale da giungere a dare l’ultimo anelito. E mentre stavo per dare l’ultimo respiro, la mia Divinità ch’era inseparabile con Me, mi dava dei sorsi di vita, e così riprendevo la vita per continuare la mia agonia, e ritornare di nuovo a morire. Fu questo il nono eccesso del mio amore, agonizzare e morire d’amore continuo per la creatura. Oh! che lunga agonia di nove mesi! Oh! come l’amore mi soffocava e mi faceva morire, e se non avessi tenuto la Divinità con Me, che mi ridonava la vita ogni qual volta stavo per finire, l’amore mi avrebbe consumato prima d’uscire alla luce del giorno." Poi soggiungeva: "Guardami, ascoltami come agonizzo, come il mio piccolo cuore batte, affanna, brucia; guardami, adesso muoio." E faceva profondo silenzio. Io mi sentivo morire, mi gelavo il sangue nelle vene e tremante gli dicevo: "Amor mio, Vita mia, non morire, non mi lasciare sola, tu vuoi amore, ed io t’amerò, non ti lascerò più, dammi le tue fiamme per poterti più amare e consumami tutta per Te."



Tratto da: http://www.preghiereagesuemaria.it/

lunedì 17 febbraio 2014

ESORTAZIONI E12) ED E13)


XII – SEGUITE, SEGUITE, SEGUITE

(Parla Dio Padre) Mie Creature amate, quest'Anno della Fede, istituito dalla Mia Santa Chiesa Cattolica, culmina in questo giorno santo, della nostra Regina e Signora.
Ora, figli Miei ai più piccoli, a voi che siete rimasti intrappolati tra le spine del mondo, che non avete avuto una vita piena di Dio, ma di ciò che il mondo vi lasciò in eredità, a voi diamo dal Cielo questa Guida bella, amorevole e molto piccola, perché la seguiate e vi uniate al Resto Fedele del Mio Figlio Amato.
Seguitela fiduciosi che è una pappina spirituale per i più piccoli. Non progredite nel mondo, ma in questo cammino spirituale che vi lasciamo.

Non temete, Mie Pecorelle, non temete (dice il nostro Gesù, Buon Pastore) ma NON DESISTETE a stare dietro di Me, vostro Divino Pastore.

Piccola Mia, (dice la nostra Santissima Madre Maria), continua a istruirti e a leggere il Vangelo, ma soprattutto mettilo in pratica. Nulla di quello che vi diciamo in questa guida per le pecorelle più piccole del Mio Amato Figlio è in alcun modo contrario al Vangelo. Seguite, seguite, seguite.

Andate (dice San Michele Arcangelo) forti, fedeli e impegnati, con un passo sicuro verso il Signore, che siete le pecore rimaste indietro e il Cielo ha trovato questo meraviglioso modo di invitarvi, guidarvi, portarvi ai Piedi Santissimi del Nostro e vostro Signore Gesù Cristo, il solo Pastore di Uomini che conduce al Cielo Santo.
Non lasciate che gli eventi vi spaventino. Non lasciatevi sviare dalle cose fugaci e vacue del Mondo, che il Tempo sta scadendo, ma se già avete trovato questo sentiero di briciole di pane non lo lasciate finché non abiterete saldamente all'interno del Sacratissimo Cuore di Gesù.
A voi, Pecorelle rimaste indietro, li dedichiamo in modo speciale, affettuoso e col fervente desiderio che raggiungiate il porto sicuro in mezzo della tempesta.

Il Cielo vi ama.
Il vostro servo fedele San Michele Arcangelo delle Milizie Celesti.

Chi è come Dio? Nessuno è come Dio. Chi è come Dio? Nessuno è come Dio. Chi è come Dio? Nessuno è come Dio. Amen.

(23 novembre 2013, Chiusura dell’Anno della Fede)

XIII – LE VOSTRE CELEBRAZIONI DOVRANNO TORNARE AD ESSERE FESTE SANTE

(PARLA DIO PADRE)
Tesoro Mio
Abba!

Ascolta. Finito l'anno liturgico 2013 comincia la parte più spietata (*) di ciò che già vivete: la grande tribolazione.
Chi ha già la Buona Abitudine (e scrivi maiuscolo le parole Buona Abitudine) di governare la sua vita col calendario liturgico e non col mondano è salvo perché rimane legato alla Liturgia, ai Santi Sacramenti, alla Santa Chiesa; gli altri no.
Voi vi regolerete, come mai prima, con rigore su questo calendario. Non trascurate neanche una sola celebrazione, e se è lutto, lo farete con rigore; se è penitenza, allo stesso modo e se è tempo speciale, non lo farete alla fine ma fin dall'inizio perché sarete attaccati nel grande e nel piccolo. Però se siete continuamente riempiti con la Mia Santa Luce siete in salvo, rimarrete al sicuro. Ma non potrete fare eccezioni perché voi, uomini di poca fede, iniziate l’anno con difficoltà e diventate pigri e negligenti nel corso dell'anno fino a fare le cose sacre quasi per obbligo. E’ chiaro?

In questo tempo che inizia è necessario mostrare le vostre qualità spirituali per essere testimoni davanti ai vostri fratelli, lo capite? E vi atterrete ai riti della Chiesa senza sostituirli o mescolarli col pagano.

La Mia Chiesa si purificherà in questi Tempi e molti di coloro che volevano che la Chiesa aprisse le braccia al peccato le chiuderanno il cuore al constatare che il Mio Fedele Servitore non lo farà.

Molti già sentono che non si inseriscono nella Chiesa e anziché cambiare, pretendono che sia il MIO FIGLIO AMATO A CAMBIARE PER CONFORMARSI AL LORO PECCATO E QUESTO E’, Piccola Mia, UNA ABERRAZIONE.
Siete pronti per questo tempo di celebrazione? Avete l’anima pronta ad avvolgere la festa della Nascita del Bambino Amato Gesù? O siete occupati con shopping, regali, divertimenti e superficialità? Così come avete fatto pulizia nelle vostre case, le vostre celebrazioni dovranno tornare ad essere feste sante, mentre voi ne avete fatto baccanali pagani, frantumando la pietà e riempiendola di banchetti e oggetti di vanità e di futilità. Lo capite?
Festeggiate la Nascita al mondo di Mio Figlio Amato, come bambino che è venuto a voi, e voi non vi associate a commercianti e riti pagani che hanno rovinato questa festa, dimenticando il motivo del festeggiare. Lo capite?
In questa celebrazione del Natale ritornate a ciò che è la tradizione della Chiesa e non vi contaminate con  idoli inventati o con riti che sono quelli istituiti dalla Mia Chiesa.
Lo so, figli Miei, che molti sono confusi e non sanno cosa è da Dio e qual è l'influenza del mondo, ma vi chiedo: chiedete a chi sa, ricercate e studiate in modo che non siate confusi.
Non confondete il sacro con il profano, così come non versate il buon vino nell'otre vecchio perché non diventi amaro. Capite, Mie amate Pecore?
Celebrate la nascita del Mio Amato Figlio nel vostro cuore, non sprecate questo bel momento. Ma prima dovreste pulire bene le vostre case, la vostra persona, così potrete invitare il bambino Gesù a nascere nel vostro cuore.
Vi amo modo incommensurabile,
Dio Vostro Padre

(*) Feroce, violenta, virulenta.

Nota: Come già ci hanno detto, i dialoghi aperti a tutti sono finiti: essi continuano a venire dal Cielo, ma sono per coloro che li richiedono, cioè per coloro che hanno già finito i precedenti.

Le Note o i Messaggi che ho pubblicato in seguito sono le Esortazioni Finali (*). Non sapevo cosa fossero, per questo non gli avevo dato un nome , ma ora che ho potuto leggere il libro dei Maccabei (primo e secondo) ho capito che cosa sono che sono.


(*) esortare: incitare qualcuno con parole, e suppliche a fare o a smettere di fare qualcosa.
  (1 dicembre 2013 Prima domenica di Avvento)