DESIDERO CONDURVI AL PADRE

Messaggio della Madonna a Medjugorje (18.03.93) "Cari figli! Il mio desiderio è questo: datemi le vostre mani così potrò portarvi c...

martedì 5 agosto 2014

CROMBETTE: lo scienziato che dimostrò la verità scientifica della Bibbia

La regola di studio scientifico di Crombette si potrebbe riassumere in questa sua frase: ‘La Fede, lungi dall’essere lo spegnitoio della scienza e dell’intelligenza, ne è la vera luce’.

Crombette credeva nella assoluta inerranza della Genesi biblica, credeva nella creazione dell’uomo dal nulla da parte di Dio Creatore, credeva nel Peccato originale, nel Diluvio universale, nella dispersione dei popoli dopo la vicenda della Torre di Babele, e si è sforzato – attraverso i suoi studi storici, geografici, astronomici ed esegetici – di dimostrare la verità scientifica di quelli che oggi la scienza atea definisce sbrigativamente come ‘miti’. Egli era convinto del fatto che in particolare la Genesi biblica, tramandata da Adamo ai suoi discendenti di generazione in generazione, ad un certo punto – messa per iscritto – fosse stata mal compresa e quindi mal tradotta dagli ‘scribi’ dei millenni successivi. Succede, quando si traducono brani di lingue antiche passate di mano in mano quando ancora si scriveva ad esempio sul papiro.
La scienza atea che dimentica quando le fa comodo uno dei suoi principi basilari per cui ogni ‘effetto’ deve avere la propria origine in una ‘causa’, questa scienza atea aliena dal ‘credere’ ma che non esita tuttavia da parte sua a ‘credere’ religiosamente che l’Universo è ‘apparso’ da solo e dal nulla, che la vita è nata da sola e dal nulla, e che l’uomo non è stato creato dal Dio della Genesi ma è disceso da una scimmia nata a sua volta dalla ‘evoluzione’ di una cellula primordiale scaturita anch’essa da sola e dal nulla, ebbene questa scienza atea non accetta che una Suprema Intelligenza possa invece essere stata Lei ha creare tutto dal nulla.
A mio avviso invece la tesi della Creazione divina – sia del macrocosmo che del microcosmo, con le loro leggi perfette che ne permettono l’esistenza impedendo il dissolvimento dell’attuale universo – rappresenta, per una semplice considerazione di buon senso, l’Evidenza dell’esistenza a monte di un Dio creatore.
Quelle della scienza atea sono teorie ideologiche, che – ancorché definite come ‘scientifiche’ – in realtà non hanno alla propria base alcuna valida sperimentazione di laboratorio o alcuna ineccepibile scoperta veramente scientifica.
(...)

Riporto quanto scritto nel libro: “Se il mondo sapesse…“:

Tutto ha inizio con un compito, una composizione sul tema “le Sante donne alla Tomba”, che sua figlia Liane, allieva alla Scuola di Belle Arti, deve preparare. Volendo aiutarla nella ricostruzione storica, Crombette apre la sua Bibbia e si imbatte provvidenzialmente nel versetto 12 del Salmo 73: “Ma Dio, nostro re, da prima dei secoli, ha operato la salvezza al centro della terra“. Su questo versetto, che tanti cristiani hanno forse letto senza prestarvi particolare attenzione, la Provvidenza volle che lo studioso si soffermasse. Un’idea si presenta alla sua mente: se la Bibbia dice il vero, Gerusalemme è al centro del mondo!
 
 Egli scoprirà più tardi, durante le sue ricerche, che il Rev. Padre Placet, monaco premonstratense, aveva scritto nel 1668 un’opera intitolata “Dove è provato che prima del Diluvio non vi erano punto le isole e che l’America non era punto separata dal resto del mondo“.
Crombette conosce la tesi di WEGENER nel primo Novecento sulla deriva degli attuali continenti che in origine avrebbero dovuto essere un continente unico. Si reca allora nelle biblioteche (verso la fine del suo lavoro all’università di Grenoble) per disporre delle carte geologiche e batimetriche necessarie, e si applica a ricostruire il continente primitivo che i geografi chiamano oggi Pangea.
L’idea geniale di F. Crombette fu di non fermarsi (dopo prove infruttuose) ai contorni attuali dei continenti, variabili con il livello dei mari, ma di prendere in considerazione il bordo estremo dello zoccolo continentale, alla quota di -2000 metri, laddove il fondo marino cambia bruscamente pendenza per andare a raggiungere il fondo abissale, a -4000 metri.
Idea geniale, giacché le trivellazioni sottomarine confermano oggi, dopo 60 anni, che lo zoccolo granitico continentale, sotto i sedimenti marini, si arresta proprio in questo punto. Ma anche idea ispirata dalla Bibbia, giacché Fernand Crombette aveva ripreso la tesi cosmogonica di Kant secondo la quale le “acque dell’alto“, separate da Dio al momento della Creazione, formavano un anello acqueo attorno alla terra (simile a quello di Saturno), anello la cui caduta progressiva alimentò i 40 giorni di grande pioggia del Diluvio.
Stabilite così le ipotesi del suo lavoro, Crombette ricostruisce completamente (tra il 1933 e il 1945) il puzzle del continente primitivo, con i banchi e le isole oggi disperse sul fondo basaltico dei mari, e l’esatto cammino percorso da ciascuna delle masse continentali. E il risultato confonde l’immaginazione: il continente unico aveva ricevuto la forma regolare di un fiore a otto petali, di cui Gerusalemme occupa il centro .
È da sottolineare che il suo lavoro è iniziato non partendo dal centro, bensì dalle isole Falkland e dalla punta dell’America del sud.
Nasce così il suo SAGGIO DI GEOGRAFIA… DIVINA in cui Crombette spiega la formazione della superficie e l’orografia del mondo.
Così Gerusalemme, luogo in cui si operò la Redenzione, è dunque al centro della Terra, come indica il Salmo 73.
Compiuto questo lavoro, si mette a guardare la Bibbia in tutt’altro modo: l’incompatibilità che esiste oggi tra le cronologie ufficiali della Storia dell’Antichità e la cronologia biblica fa problema. È nel 1830 che Champollion, per primo, avanza per le prime dinastie egiziane una data risalente al 6° millennio avanti Cristo, incompatibile dunque con la data del 2348 a.C. ammessa comunemente per il Diluvio.
Crombette, abitante dal 1937 a Tournai (Belgio), si reca allora alla Fondazione Egittologica Regina Elisabetta, a Bruxelles, per iniziarsi alla lettura dei geroglifici.
Egli non tarda a rimettere in causa il metodo di decifrazione di Champollion, che assimila i geroglifici a una scrittura alfabetica, mentre i segni pittografici o ideografici (lo si vede in Cina) sono anteriori ad ogni alfabeto e ne sopprimono il bisogno.
La famosa “Pietra di Rosetta”, punto di partenza di Champollion, rappresenta un decreto del faraone “greco” Tolomeo V° Epifanio.
I geroglifici traducono dunque il testo greco, e il fatto che taluni sono stati scelti per raffigurare foneticamente le lettere greche dei nomi propri come Tolomeo e Cleopatra, non implica affatto che questa regola di trascrizione possa applicarsi ai nomi comuni che esistevano in copto monosillabico (la lingua dell’Egitto Antico) prima ancora che si pensasse di scriverli.
La Pietra di Rosetta non può dunque servire da punto di partenza alla decifrazione delle iscrizioni reali delle dinastie egiziane. Fernand Crombette scopre allora che i geroglifici possono leggersi come dei pittogrammi monosillabici come tutte le lingue primitive, per i nomi concreti, e, più generalmente, come un rebus composto in copto antico.
Invece di dover ricostruire una lingua artificiale impronunciabile e incerta, come hanno tentato gli egittologi fedeli al metodo di Champollion, Crombette riesce dunque a leggere direttamente i geroglifici in una lingua conosciuta (il copto) che si è trasmessa fino a noi mediante gli scritti dei linguisti arabi, come pure attraverso la comunità copta che, nell’Egitto stesso, resiste ancora all’arabizzazione.
Su questa base, il nostro studioso scrive una Storia dell’Egitto in 15 volumi: IL LIBRO DEI NOMI DEI RE D’EGITTO, condensato poi in 3 volumi intitolati VERA STORIA DELL’EGITTO ANTICO, più un volume CRONOLOGIA DELL’EGITTO FARAONICO. Questa ricostruzione minuziosa della genealogia di tutte le dinastie fa apparire che Misraïm (Rê), fondatore eponimo dell’Egitto, non è altri che il figlio maggiore di Cam (Amon), figlio primogenito di Noè, e che l’arrivo di Misraim in Egitto segue immediatamente la Dispersione dei popoli a Babele, nel 2197 a.C..
 
tratto da Fernand Crombette, vi presento un genio (dal sito Biblioteca Neval)
 
iPer approfondire
 Galileo aveva torto o ragione? per gli appassionati di astronomia (dal sito di don Pablo Martin)
 
 
Il carbone (dal sito Bibbia e Scienza)
 

Degli strani fossili (dal sito Bibbia e Scienza)



Nota 1 
Traducendo tutto il testo della Genesi sulla base del copto (ritiene infatti che la lingua in cui Mosè scrisse il testo fosse analogo al copto e che l'ebraico si sia poi semitizzato), Crombette traduce il versetto 9 del capitolo 1 così: " (...) Saggiamente, perciò, Dio chiamò questi diversi spazi, cioè il sistema dell’asciutto scoperto dai restringimenti che lasciavano libera in superficie una pianura chiusa su tutti i lati da montagne: Ornata della bellezza del fiore sbocciato; e la regione del sistema delle acque parziali raccolte silenziose nella vasta distesa inferiore: il grande mare placido (l’Oceano Pacifico).”
Questo lungo testo mostra che all’origine, come affermano anche molte tradizioni, la terra era parzialmente ricoperta da un continente unico di cui Crombette ha mostrato, dopo tre anni di lavoro durante i quali ha disegnato un centinaio di carte che mostrano com’è avvenuta la deriva dei continenti e che illustrano la sua geografia divina, che essa aveva la forma di una corolla schiusa a otto petali, il cui centro geometrico era la città di Gerusalemme. Il grande mare placido ha dato il suo nome all’Oceano Pacifico.
Questo continente iniziale era formato da una grande pianura circondata da montagne, di cui le Montagne Rocciose e la Cordigliera delle Ande ne sono le vestigia. Notiamo che la parola ebraica Erets, che F. Crombette traduce con “Ornata della bellezza di un fiore sbocciato” ha dato Earth in inglese, Erde in tedesco e Terra in italiano per l’inversione delle due consonanti (RT – TR)
 
Vedi l'immagine in fondo alla pagina Qui
 
Nota 2 Durante la catastrofe del Diluvio universale l’Arca, costruita da Noè su precise misure indicate da  Dio (nauticamente perfette al punto che moderni esperti di tecnica delle costruzioni navali - riproducendone un modello in scala sufficientemente grande ed in condizioni paragonabili a quelle di onde di sessanta metri supposte per un Diluvio quale quello biblico - l’hanno trovata inaffondabile e non capovolgibile) resistette con il suo carico vivente di uomini, animali e foraggi, galleggiando come un enorme cassone, salvo adagiarsi sulle pendici del monte Ararat quando il livello delle acque cominciò a decrescere e dove dei ricercatori hanno trovato anni fa dei resti della stessa che erano emersi dai ghiacci. Ai più stranamente non è noto che l’Arca – della quale viaggiatori dei secoli passati avevano portato a più riprese notizie della sua esistenza e localizzazione approssimativa recuperandone anche frammenti – è stata prima individuata dal satellite‘Lancet’ con l’ausilio di una foto scattata da 840.000 metri di altezza e poi ritrovata sul Grande Ararat grazie ad undici spedizioni organizzate dall’italiano Angelo Palego, delle quali una fatta con il celebre scalatore Reinhold Messner. Tratto da: ilcatecumeno.net

domenica 3 agosto 2014

4 AGOSTO: SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY

Il corpo incorrotto di S. G. M. Vianney, il santo curato d'Ars (Francia)


(...) Alcuni adorano questo Dio, la cui immensità non possono contenere il cielo e la terra, con una coscienza pura, come un Dio che regna nel loro cuore; è soltanto l’amore che li conduce qui per offrirgli un sacrificio di lode; essi sono certi di non allontanarsi da questo Dio amorevole senza essere colmati di ogni genere di benedizione.
Altri compaiono d’avanti a questo Dio così puro e così santo con un’anima tutta ricoperta di peccati; ma essi sono rientrati in sé stessi, hanno aperto gli occhi sul loro stato infelice, hanno provato il più vivo orrore della loro vita sregolata, e ben decisi a cambiare vita, vengono a Gesù Cristo pieni di fiducia, si gettano ai piedi del migliore di tutti i padri, facendogli il sacrificio di un cuore contrito e umiliato. Prima che essi escano dalla chiesa, il cielo sarà loro aperto e l’inferno chiuso.
Ma dopo queste due specie di adoratori, ce n’è una terza: cioè quei cristiani ricoperti del letame dei loro peccati e addormentati nel male, che non pensano affatto a uscirne, eppure fanno come gli altri, vengono per adorarlo e pregarlo, ma solo in apparenza.

Non mi soffermerò su coloro che vengono in Chiesa con un animo puro e gradito al loro Dio: a costoro raccomando soltanto di perseverare. Alla seconda categoria raccomando di raddoppiare le loro preghiere, le loro lacrime e le loro penitenze; Mi voglio soffermare invece su quei peccatori che sembrano vivi ma che sono già morti.
(...) Non avevo forse ragione, iniziando questa omelia, di dire che la preghiera di un peccatore non è altro che un tessuto di menzogne e di contraddizioni? Ciò è tanto vero che lo stesso Spirito Santo ci dice che la preghiera di un peccatore che non vuole abbandonare il peccato, è una cosa impura agli occhi del Signore.
Questa situazione, converrete con me, è orrenda e molto offensiva e degna di grande compassione. Vedete, dunque come il peccato vi acceca! Tuttavia io vi dico, senza paura di esagerare, che almeno la metà di coloro che si trovano in questa chiesa, appartengono a tale categoria. Non è forse vero che tutto ciò che ho detto, non vi tocca minimamente anzi vi annoia e vi sembra che il tempo non passi mai? Ecco amico mio, l’abisso maledetto in cui il peccato conduce il peccatore! Anche se siete consapevoli che sono trascorsi sei mesi,un anno o più, da quando siete caduti nel peccato, non è forse vero che ve ne state tranquilli? Si, mi direte voi. E io non stento a crederlo, dal momento che il peccato vi ha cavato gli occhi! Voi non vedete più niente, il peccato ha indurito il vostro cuore affinché perdiate del tutto la sensibilità. E io sono convinto che tutto ciò che vi ho detto non produrrà in voi nessuna riflessione. O Dio mio in quale abisso conduce il peccato! Ma allora, mi direte voi, forse non dobbiamo più pregare, dal momento che le nostre preghiere sono solo insulti che noi rivolgiamo a Dio.
Non è questo che ho voluto dirvi affermando che le vostre preghiere non sono che delle bugie. Però, invece di dire: "Mio Dio io ti amo", dite piuttosto "Dio mio io non ti amo affatto, ma fammi la grazia di amarti di più".Invece di dire:"Mio Dio mi dispiace moltissimo di averti offeso",ditegli:"Dio mio non sento nessun dispiacere per i mie peccati, donami tutto il dolore che dovrei provare per essi." Ben lungi dal dire: "Voglio confessare i miei peccati", ditegli piuttosto:"Mio Dio sono tanto attaccato ai miei peccati, mi sembra che non vorrei mai abbandonarli; dammi di sentire per essi il giusto orrore, affinché io li detesti e li disprezzi e dopo averli confessati,mi proponga di non commetterli mai più". Dio mio, donaci, per favore, un orrore eterno verso il peccato, poiché è tuo nemico, poiché è lui che ti ha fatto morire sulla croce, che ci ruba la tua amicizia, che ci separa da te! Oh! Divino Salvatore, fai in modo che ogni volta che veniamo a pregarti, lo facciamo con un cuore distaccato dal peccato, un cuore innamorato di Te, che in tutto ciò che dice, non dice altro che la verità. Questa, fratelli miei, è la grazia che imploro per voi!
 
Tratto da "La preghiera" in OMELIE DEL SANTO CURATO D'ARS, PATRONO DEI SACERDOTI

http://www.parrocchiasanmichele.eu/download/category/49-omelie-del-santo-curato-d-ars.html

LE LACRIME DEL CUORE IMMACOLATO IN CALABRIA (1971)

 
Il quadro del Cuore Addolorato di Cinquefrondi (RC)
DAL LIBRO: "IL PIANTO DELLA VERGINE" di Don Giuseppe Tomaselli (FONTE)

Ci sono nella storia dei fatti isolati; altri invece, quantunque distanti di tempo e di luogo, sono identici, sia per il fine per cui avvengono e sia per le circostanze che li accompagnano. 
Un caso si ha nel fenomeno della lacri­mazione delle immagini della Madonna. Siracusa, Maròpati e Cinquefrondi, città ormai conosciute per mezzo della stampa e della televisione, presentano un fatto ecce­zionale, vario nelle circostanze di tempo e di luogo, ma sostanzialmente identico. Siracusa è in Sicilia; Maròpati e Cinque­frondi in Calabria; queste due cittadine di­stano tra loro pochi chilometri.
A Siracusa il fenomeno avvenne il 29 ago­sto 1953, alla presenza di decine di migliaia di persone, di ogni ceto sociale.
A Maròpati ebbe inizio il 3 gennaio 1971, e si ripete ancora ad intervalli.
A Cinquefrondi cominciò il 26 ottobre 1971, e si rinnova ancora con discreta fre­quenza.
Si fanno ora rilevare i punti di contatto fra i tre fenomeni.
E’ sempre l'immagíne della Vergine che lacrima.
Le lacrime sono l'espressione dell'amarezza del cuore.
L'immagine lacrimante di Siracusa è il Cuore Immacolato di Maria.
Quella di Cinquefrondi è il Cuore Im­macolato ed Addolorato di Maria, poiché porta al Cuore una piccola spada.
L'immagine di Maròpati non rappresenta il Cuore della Vergine, bensí la Madonna del Rosario. Però si è constatato che tanti rivoli di sangue sono sgorgati proprio dal Cuore, come anche oggi si può vedere osser­vando il sacro quadro.
È sempre il Cuore della Madre Celeste che si manifesta ama­reggiato. La circostanza dell'immagine del Rosario è significativa, indicando che la Ma­donna desidera il ritorno alla recita del Ro­sario, devozione da molti non piú apprezzata.
Nei tre fenomeni si riscontrano le lacrime, lacrime umane, di cui si sono fatte le analisi nei laboratori chimici.
A Siracusa la lacrimazione si protrasse sol­tanto quattro giorni. Vi assistettero solo co­loro che ne ebbero la fortuna.
Dopo venti anni, 1953-73, quanta igno­ranza e scetticismo c'è ancora riguardo a questo prodigio!
C'è chi dice: - Io non credo al fenomeno di Siracusa, perché non l'ho visto.
- Io non credo, perché non sono tenuto a credervi in quanto non è un dogma di fede. - Io non credo, perché forse si è trat­tato di suggestione collettiva.
- Io non credo, perché corbellerie nel mondo se ne dicono tante. Sono come San Tommaso: credo se ci metto il naso.
C'è chi asserisce: - Ma possibile credere che un quadro di maiolica a Siracusa abbia versato lacrime umane? È ridicolo solo il pensarlo. Sono favole popolari!
Ai contestatori del fenomeno di Siracusa risponde il fenomeno di Maròpati.
Che da un'immagine sacra, nel caso nostro della Vergine, possano sgorgare lacrime, è possibile, perché, come è avvenuto e con­tinua a ripetersi a Maròpati, cosí è possibile che sia avvenuto a Siracusa.
Il secondo fenomeno comprova il primo. Non solo Maròpati comprova Siracusa, ma c'è di piú. A Siracusa sgorgavano semplici lacrime umane; a Maròpati le lacrime sono di sangue, per significare un dolore maggiore della Madonna.
A Siracusa il prodigio durò quattro gior­ni; chi lo vide, lo vide. A Maròpati da due anni si ripete la lacrimazione a sangue e potrebbe controllarsi il fatto con i propri occhi. La lunga durata del fenomeno di Ma­ròpati dà agio a chi ha la mania della con­testazione, di controllare bene il fatto.
Gesú Cristo operava miracoli di oggi ge­nere; eppure c'erano di quelli che non cre­devano, o piuttosto non volevano credere.
I miracoli del Divin Nazareno erano pub­blici, evidenti, indiscutibili; con tutto ciò, come risulta dal Vangelo, i nemici di Gesú, gelosi della sua gloria, chiudevano gli occhi alla luce, tanto da meritare il forte rimpro­vero:
- Siete ciechi e guida di ciechi!
A Maròpati il fenomeno della lacrimazione ha fatto e continua a fare scalpore; ma nel primo tempo, com'è naturale, ci fu un poco di diffidenza. Si sono chiarite le cose con i controlli ufficiali.
Malgrado ciò, non mancano i contestatori, che sogliono essere dei superficiali o dei sac­centi, contestatori che forse mai sono stati a Maròpati per vedere lo svolgimento dei fatti.
La Provvidenza risponde a costoro con un altro fenomeno. Nella vicina cittadina di Cinquefrondi un altro quadro ha cominciato a lacrimare e proprio nello stesso anno e nello stesso periodo in cui i contestatori si avventavano di piú contro il fenomeno di Maròpati.
Come Maròpati ha comprovato Siracusa, cosí Cinquefrondi ha comprovato Maròpati. La lacrimazione di Cinquefrondi sa delle due lacrimazioni precedenti, in quanto è si­mile alla prima per le semplici lacrime natu­rali ed alla seconda perché tante lacrime si convertono in sangue.
Nel 1917 cominciò la rivoluzione russa con l'ideologia comunista. Le dottrine atee e terroristiche del comunismo sono andate diffondendosi sempre piú.
E’ stato Satana a suscitare tanto male nel mondo.
La Madonna venne subito in aiuto della povera umanità e lo stesso anno 1917, si manifestò a Fatima sotto il titolo di Cuore Immacolato di Maria, predicendo, come si rileva dai suoi messaggi, la rovina spirituale e sociale che avrebbe apportato il comunismo.
Molti, piú per ignoranza che per malva­gità, si sono messi nella corrente comunista. Quando la Madonna nel 1953 pianse a Siracusa, scelse una famiglia di comunisti, ma comunisti piú di nome che di fatto. Ne è prova che Angelo Iannuso ed Antonina Giusto avevano contratto il matrimonio reli­gioso sei mesi prima della lacrimazione ed avevano sulle pareti di casa delle immagini sacre.
Allorché la Madonna venti anni dopo co­minciò a versare lacrime di sangue a Marò­pati, scelse la famiglia dell'Avvocato Cor­diano, comunista. Prima di convertirsi, prima del prodigioso fenomeno, si professava co­munista, ma in pratica era un brav'uomo, piú intento ad aiutare i bisognosi che ad altro. Però in paese era considerato comu­nista, quasi esponente del comunismo, quale avvocato ed ex-sindaco.
Sono le dottrine perverse del comunismo ateo che rovinano le masse dei popoli ed il Cuore Immacolato di Maria col suo lacri­mare in casa di comunisti invita i suoi figli a riflettere per non farsi travolgere dalla corrente atea.
Ma tutti questi fatti strabilianti avven­gono solo nella bassa Italia?
No; anche all'estero altre immagini della Madonna hanno pianto, cosí pure dei Cro­cifissi hanno versato sangue. Ma per accen­nare solo all'Italia, anche verso il centro della penisola si verificano simili fatti. Ne è prova l'immagine della Madonna che versa sangue nella casa di Enzo Allocci, stimma­tizzato, dimorante a Porto Santo Stefano, zona Monte Argentario, provincia di Gros­seto.
Ma proprio in questo ventennio avvengono tante lacrimazioni misteriose? Perché nei secoli precedenti erano rarissimi tali casi? Come rispondere a questa domanda?
Il pianto della Madonna, come già si è detto, è segno di dolore. Quale potrebbe es­sere il motivo di questo dolore nel Cuore della Vergine? Non altro che l'offesa di Dio e la perdita delle anime.
Dal 1945, cioè dalla fine della terribile guerra mondiale, ad oggi l'umanità pare aber­rata: smania di piaceri, leciti ed illeciti; raf­freddamento religioso progressivo; contesta­zione di tutto ciò che in venti secoli di Cri­stianesimo si è creduto e praticato riguardo la fede ed i costumi; decadenza preoccu­pante del Clero, ecc... E poi: delitti, rapine, ingiustizie, scandali di moda e di trasmis­sioni televisive, pretesa di divorzio, liceità dell'infanticidio, lotte di classe, ribellioni alle autorità, guerre sanguinose e guerre fredde.
Siamo in un periodo storico eccezionale, in cui il male si diffonde rapidamente per le comunicazioni sociali e quindi si molti­plica presto.
Le anime deboli nella virtú e specialmente chi è nell'adolescenza e nella gioventú, co­storo facilmente si lasciano trasportare dal­l'ondata dei vizi e battono la via della per­dizione eterna.
La Vergine Addolorata, che ha visto croci­figgere il suo Gesú per la salvezza di queste anime, non può restare indifferente, come non resterebbe indifferente una qualsiasi. madre davanti alla rovina dei figli.
Ma le lacrime si ripetono, prima in un luogo, poi in un altro e poi in altri ancora. Vuol dire che l'umanità non riflette sui grandi avvenimenti, non comprende e non dà speranza di ravvedimento.
Continua e s'intensifica lo stato pietoso delle anime e continuano le lacrimazioni do­lorose della Madre di Dio.
Si faccia attenzione! Ci sono lacrime di sangue... e sangue vuol dire... sangue! Che queste lacrimazioni siano preavvisi di castighi di Dio sulla misera umanità?... Questo ormai si pensa da molti.
La Divina Giustizia non può restare indif­ferente davanti a tanto male e presto o tardi si pensa che agirà. Cosa avverrà nel mondo? Dio solo lo sa. Però sappiamo che la Madre del Redentore fa da potente Avvocata al trono di Dio e, se pregata ed onorata, potrà ottenere misericordia per l'umanità fuorviata.
Come può onorarsi la Madonna?
Col vivere la vera vita cristiana, con un maggiore distacco dal mondo e dai suoi pia­ceri, con il custodire in particolare il pudore con l'abito decente e con l'evitare persone, luoghi e divertimenti, che mettono in peri­colo la purezza dei costumi.
Inoltre si onori la Madonna con la recita quotidiana del Rosario e con l'accostarsi alla Santa Comunione ogni sabato in suo onore.
Non essendo possibile comunicarsi qualche sabato, si supplisca in altro giorno. Tenere in casa esposta l'immagine del Cuore Im­macolato di Maria.
Ciò che si raccomanda a tutti è: asciugare le lacrime della Madonna.
- Non piangere, o Vergine Addolorata!
Si può raggiungere lo scopo offrendo a Dio con cristiana rassegnazione le quotidiane sofferenze e le eventuali gravi croci della vita. 
(...)
Il messaggio della Madonna piangente invita a ripetere questa invocazione:
«Per le vostre dolorose e pietose lacrime, o dolce Madre del Cielo, salvate tutta la umanità»!

 
LEGGI ANCHE "LE LACRIME DI NOSTRA SIGNORA", per imparare a pregare il Rosario delle Lacrime

 
 
  "Non lascio passare un quarto d'ora senza che io elevi espressamente la mia mente a Dio" Don Giuseppe Tomaselli  (SCRITTI )
 

sabato 2 agosto 2014

Locution 338. I Cuori del Padre, di Gesù e di Maria - 30 maggio 2012

  
I 3 Cuori di Dio Padre, Gesù e Maria,
nello Scapolare Blu dato nel Maryland
(http://www.movingheartfoundation.com/)


Maria
 
Tutto ciò che è nel mio cuore vivrà e fiorirà. Tutto ciò che è al di fuori del mio cuore morirà e appassirà. E' così che è sempre stato. Il mio cuore è il segreto della vita, un segreto che io ora rivelo al mondo intero.
Tutta la creazione viene dal Cuore del Padre Celeste. Quando il peccato e la morte è entrata nel mondo, il Padre ha promesso una Donna che avrebbe dato alla luce un Figlio.
Per secoli, questo è stato l'obiettivo del Padre, mandare il Suo Figlio Unigenito nel mondo, così che al mondo, morto nei suoi peccati, fosse offerta la vita nel Cuore di Suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita (Gv 1:4). Senza di Lui, non c'è vita.

I tre cuori

Ora, il Padre rivela un'altra parte del suo piano. Esso è stato nascosto per secoli e non è stato rivelato nella sua pienezza. Dio ha voluto che il Cuore di Suo Figlio, che contiene il Cuore del Padre, fosse posto nel mio cuore. Proprio come il corpo di Suo Figlio è stato posto nel mio corpo dal grande mistero, così il Suo Cuore fu posto nel mio cuore in un mistero ancora più grande. Il Padre vuole esaltare il mio Cuore Immacolato perché, per Sua libera scelta, il Suo Cuore e il Cuore di Suo Figlio hanno scelto di dimorarvi. Chi trova me, trova la vita. Questo è il grande mistero che rivelerò ancora e ancora.

Commento: Tutti vogliono la pienezza della vita, ma la cercano nei posti sbagliati. Il posto più facile per trovare la vita è il cuore di Maria.




Locution 388

Leggi anche "Our Lady spaks to the Nations" (Locution 23)

Il Sacro Cuore del Padre QUI

I Messaggi di Dio Padre a Marcos, Jacareí QUI

I Messaggi di Dio Padre a Maureen, HolyLove  QUI

Messaggi a Y Maria del Getsemani (HDDH) QUI, La terza campana
 

venerdì 1 agosto 2014

LACRIME E SANGUE

 
LE LACRIME DEL BAMBINELLO A CARAFFA DEL BIANCO (RC)
La Statua della Madonna della Tenerezza di Caraffa del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, lacrima di nuovo. Un liquido rosso riga la guancia del bambino Gesù nei primi giorni di luglio del 2014. Una prima lacrimazione era già avvenuta nel 2012. 

ARTICOLO CON VIDEO DELLA LACRIMAZIONE

EVENTI MIRACOLOSI A PIANE DI CRATI (CS)
Un uomo di 37 anni, malato di Sla, ha abbandonato la carrozzella durante il pellegrinaggio a Medjugorie, nel settembre 2013.
Dal febbraio 2014 un pensionato sessantenne presenta delle ferite all'altezza del petto, che sudano sangue al momento della Consacrazione, mentre egli assiste alla S. Messa.
A luglio 2014, una statua della Madonna posta in un parco comunale lacrima per diversi giorni. Ad una delle lacrimazioni assiste, casualmente, anche l'uomo stigmatizzato, che riferisce di provare fitte dolorose al petto, in corrispondenza delle ferite.
http://www.gazzettadelsud.it/news//101806/Lacrime-sul-volto-di-una-statua.html

Qual è il messaggio di questi eventi? Non so. Io, seguendo da curiosa il filo di questi eventi, sono giunta alla Madonna dello Scoglio, a Maropati e a Natuzza (vissuta a Paravati di Mileto (VV))

Non dimenticate l'indulgenza plenaria della Porziuncola, ottenibile fino a tutto il giorno di domani visitando una chiesa parrocchiale e alle solite condizioni (Confessione, Comunione, preghiera per il Santo Padre)

LA MADONNA DELLO SCOGLIO DI PLACANICA (RC)




L'11 maggio 1968 la Madonna appare su una rupe a Cosimo Fragomeni, umile pastore di 18 anni: è la prima di una serie di manifestazioni e di miracoli che nel corso degli anni hanno condotto migliaia di fedeli al Santuario della Madonna dello Scoglio, a Placanica, in provincia di Reggio Calabria

PRIMA APPARIZIONE

Il giorno 11 Maggio dell'anno 1968, poco prima dell'imbruni­re, stavo rientrando a casa dal lavoro dei campi e portavo sulla spalla un fascio d'erba per gli animali. Mentre passavo, pro­prio dirimpetto allo Scoglio, mi sono visto improvvisamente abbagliato da una grande luce. Mi sono fermato, ho alzato la testa per vedere cosa era suc­cesso, ma non ho visto nulla. Appena mi sono rimesso a camminare, come se qualcuno mi dicesse di guardare verso lo Scoglio, guardai e mi sono visto davanti agli occhi, proprio sulla sommità dello Scoglio, una dolce figura di una giovane donna, di carnagione scura, sui 18 anni di età, con i capelli lun­ghi di colore castano scuro. Era scalza, con le mani giun­te, tutt'attorno circonfusa da un alone di fulgidíssima luce e dietro le spalle si vedeva come un sole luminoso, dai lunghi raggi dorati. Indossava un vestito bianco come la neve, una cintura e un manto azzurro, un velo bianco trasparente in testa, cosparso di stelle e al polso un luccican­te rosario di perle. In quel momento ho sentito come un brivido attraversare il mio corpo, fui preso da un forte senso di paura e stavo per scappare. Ho pensato infatti si trattasse di qualche spirito, anche se dall'aspetto sembrava la Madonna. La giovane donna, dall'alto dello Scoglio, fece un inchino con la testa, distolse le mani e mi fece cenno di non scappare, dicendo­mi con voce amabile e scanden­do le parole piano piano: "Non avere paura, vengo dal Paradi­so, io sono la Vergine Imma­colata, la madre del Figlio di Dio. Sono venuta a chiederti di costruire qui una cappella in mio onore. Io ho scelto que­sto luogo, qui voglio stabilire la mia dimora e desidero che da ogni paese si venga qui a pregare". Appena terminò di parlare, congiunse di nuovo le mani, fece un inchino con la testa, alzò gli occhi al cielo, si staccò dallo Scoglio e subito scom­parve nell'aria. Subito dopo mi sono sentito come sconvolto, profonda­mente turbato, assalito dal dubbio se era veramente la Madonna oppure no. Sono rimasto ancora un attimo ai piedi della grande siepe presso lo Scoglio e poi rientrai subito a casa. Arrivato a casa, ho preso immediatamente carta e penna e ho messo per iscritto, per non dimenticare, le parole che avevo appena udito dalla gio­vane donna.

SECONDA APPARIZIONE

La mattina del 12 Maggio del 1968, appena mi sono alzato, andai allo Scoglio, pregai un po', ma non vidi nulla.
A tarda sera, quando stava quasi facendosi buio, mi sono sentito come spinto da un forte impulso interiore di ritornare allo Scoglio. Appena giunto sotto la grande siepe dirimpetto allo Scoglio, alzai gli occhi per guardare verso lo Sco­glio, quando improvvisamente mi vidi abbagliato da una luce acce­cante.
Lo Scoglio brillava come se fosse in pieno giorno. Dall'alto scendeva un faro di luce, proiettando i suoi raggi sullo Scoglio e, in quella meravigliosa luce, di colpo apparve la giovane donna. 

Appena l'ho vista è stato come se mi venissero meno le gambe: sono caduto in ginocchio e, con voce tremante, le dissi: "Se siete la Madonna, aiutatemi". Essa, inchinando il capo, mi rispose: "Ti aiuterò, ma non ti manche­ranno tribolazioni e sofferenze. Non ti scoraggiare, io sarò con te e ti sosterrò con la mia mano. Il Signore vuole farti strumento del Suo amore, per la salvezza delle anime".
Detto questo, mi sorrise, guardò il cielo, chinò il capo e scomparve in un istante.
Quella sera non ebbi paura; una grande gioia e pace invase il mio cuore; ritornai a casa contento e presi subito a scrivere le parole che la Santa Vergine mi aveva detto.

TERZA APPARIZIONE

Il giorno 13 Maggio 1968, durante la giornata, più volte andai allo Scoglio a pregare e, mentre prega­vo ai piedi dello Scoglio, avvertivo un intenso profumo di fiori.
Giunta la sera, sempre più o meno allo stesso orario della sera precedente, ho avvertito come una forza misteriosa che mi attirava di andare di nuovo allo Scoglio.
Sono andato, mi sono messo in ginocchio e ho incominciato a recitare l'Ave Maria, guardando in cima allo Scoglio; ad un tratto ho visto come se il cielo si aprisse. Un fascio di luce scese sullo Sco­glio e, in quel fascio di luce, appar­ve la Santa Vergine.
Io Le chiesi: "Vergine Santa, dite­mi cosa volete che io faccia per Voi". Essa, inchinando leggermen­te il capo, mi disse: "Ti chiedo il favore di trasformare questa valle. Qui desidero un grande centro di spiritualità, dove le anime trove­ranno pace e ristoro. In questo luogo, Dio vuole aprire una finestra verso il cielo. Qui, per la mia mediazione, vuole manifestare la Sua misericordia".
Finito di dire queste parole, la Santa Vergine rimase per un breve momento in silenzio e poi, sorri­dendomi dolcemente, scomparve subito.
Dopo mi sono alzato in fretta e andai a casa per mettere a nota quanto mi era stato comunicato dalla Santa Vergine.
 
QUARTA APPARIZIONE

Il giorno 14 Maggio 1968, come il giorno prima, nell'arco della gior­nata mi recai allo Scoglio a prega­re. Avvertivo ancora una volta il solito profumo di fiori.

La sera, dopo un bel po' che si era fatto buio, di nuovo ho sentito dentro di me come un richiamo di ritornare allo Scoglio.
Come arrivato, mi sono messo in ginocchio e incominciai a pregare. Dal cielo ho visto venire giù il fascio di luce e, nello stesso momento, sullo Scoglio apparve, in mezzo a tanto splendore, la Santa Vergine.
Fece il solito inchino con la testa e poi incominciò a parlare, dicen­domi con voce accorata: "Se gli uomini si convertiranno, si penti­ranno dei loro peccati, si confesse­ranno, si avvicineranno a Dio e lo ameranno con tutto il cuore, Dio si avvicinerà a loro e li accoglierà nella Sua casa".
La Madonna, nel pronunciare queste parole, divenne triste nel volto, rimase qualche minuto in silenzio e poi prese dal braccio la luccicante corona del Rosario. Allungando la mano nella mia direzione, mi disse: "Ecco il mio Rosario, esso sia la tua preghiera quotidiana, offrilo al mio Cuore Immacolato per la con­versione del mondo, il trionfo del Regno di Dio, la pace delle nazioni e la salvezza dell'umanità".
Dette queste parole, ricongiunse lentamente le mani, rimase un po' come assorta in preghiera, poi abbassò il capo, mi sorrise con tanta dolcezza e, subito dopo, disparve, lasciando un delizioso profumo.
Quasi di corsa sono tornato a casa, ho preso la penna e ho scritto anche questa volta tutto ciò che la Madonna mi aveva riferito.
 
IL DIPINTO PER LA CAPPELLA
 
Dopo circa tre anni dalla data della prima apparizione della Madonna, col contributo dei fedeli è stata edificata una cappella accanto allo Scoglio e successivamente, nella primavera del 1976, venne cercato un pittore che eseguisse l'immagi­ne della Madonna secondo l'appa­rizione da me avuta.
Non essendo riuscito a trovare un pittore professionista, mi è stata indicata una persona di Cau­lonia, un certo Ilario Tarsitani, che per hobby si dedicava anche alla pittura. Appena l'ho contattato, egli si è subito reso disponibile e ha cominciato ad eseguire l'immagine secondo le mie indicazioni. 
Saltuariamente mi recavo a casa sua per seguire il lavoro, ma il pit­tore, mentre dipingeva, arrivato vicino al collo, gli si bloccava la mano. Non riuscendo ad andare avanti, decise di prendere un'altra tela e ricominciare daccapo.
Anche con la seconda immagine, quando arrivò vicino al collo, si verificò lo stesso fatto, per cui deci­se di abbandonare anche quella e ricominciare su un'altra tela.
Con la terza immagine, il pittore, quando arrivò vicino al collo, si bloccò nuovamente e, quando sono tornato a casa sua, mi ac­compagnò nel laboratorio, mi disse scoraggiato:
"Ditemi voi cosa devo fare, poi­ché neanche questa volta riesco a completarla".
Io, non sapendo cosa rispondere, gli dissi: "Non vi preoccupate, che la Madonna ci penserà" e me ne sono andato, dicendogli che sarei ritor­nato il giorno dopo. 
La sera successiva, arrivato a casa sua, egli è venuto ad aprirmi e, con le lacrime agli occhi, mi prese dal braccio e mi condusse verso il laboratorio, dicendomi: "Venite a vedere cosa è successo".
Siamo arrivati davanti all'imma­gine e, con grande stupore, ho visto che era stata completata anche sul viso e gli ho detto:  "L'avete già completata?". 
Egli, pieno di commozione, mi rispose: "Io non ho fatto niente, si è fatta da sola durante la notte. Oggi ero venuto di buon mattino per finire il lavoro e, con grande sorpresa, ho visto l'immagine già completa".  Ha aggiunto: "Ora devo solo dipingere i piedi e fare qualche altro ritocco". 
Ma io gli risposi: "Non mettete più mano, lasciate­la così com'è". 
Il giorno dopo mi sono recato da lui con un amico per prendere l'immagine e l'abbiamo trasporta­ta a casa mia con un motocarro e, dopo qualche giorno, l'abbiamo sistemata nella cappella.
Dopo che è stata messa a posto, mi sono accorto che, spostando­mi da una parte all'altra della cappella, gli occhi della Madonna mi seguivano, come se si trattasse di una persona vivente, e questo fatto viene continuamente con­statato anche da numerosi pelle­grini.
 
 
 
 

 

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA MADONNA DELLO SCOGLIO

O purissima Vergine Immacolata, Madre di Gesù e Madre nostra, fonte inesauribile di misericordia, unico rifugio dei poveri peccatori, io, indegno Tuo figlio ,a Te mi rivolgo per consacrarTi la mia vita; depongo nelle Tue mani e nel Tuo Cuore tutto l’essere mio; Tu salvami da ogni pericolo dell’anima e del corpo ed aiutami ad osservare le promesse del santo Battesimo affinché io viva da buon cristiano secondo l’evangelico comando del Tuo Figliuolo Gesù.
A Te perciò oggi rinnovo la mia rinunzia a satana e ad ogni sua opera e mi consacro totalmente al Tuo materno e immacolato Cuore.
O Vergine dolcissima, da oggi io Ti appartengo, sono interamente Tuo, disponi dei miei giorni secondo la Tua santa volontà, usami come Tuo servo, come Tuo strumento, come Tua cosa, per dare maggiore gloria a Te ed al Tuo Gesù.
Fà ch’io sia sempre fedele alla Chiesa ed ai suoi ministri, infiamma il mio tiepido cuore col santo fervore della Tua Carità, infondi in esso un ardente amore verso Gesù sacramentato e donami di essere costante nella salutare pratica del Tuo Rosario affinchè io Ti ami ogni giorno di più e mi prodighi con gioia a farTi conoscere ed amare da chi ancora non Ti conosce e non Ti ama.
Accetta o Madre Santissima questa mia consacrazione e fà che essa si trasformi in un atto quotidiano di perfetto amore per la conversione dei peccatori, per tutti i bisogni della Santa Chiesa ed in riparazione delle offese che ricevono il Cuore Tuo Immacolato e quello Sacratissimo del Tuo Gesù.

Così sia.